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Contubernium :: Leggi il Topic - I filosofi pagani e la conversione al cristianesimo
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I filosofi pagani e la conversione al cristianesimo
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Autore Messaggio
Titus Livius
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MessaggioInviato: Mer, 27 Apr 2005 10:26 pm    Oggetto: I filosofi pagani e la conversione al cristianesimo Rispondi citando

Per certi versi la vicenda della conversione di molti filosofi al cristianesimo fu nel II secolo un atto che fece sfiorare il ridicolo per quanto riguarda la figura dell’imperatore Marco Aurelio, che pur professandosi lui stesso filosofo cadeva continuamente in contraddizioni banali e tiranniche verso chi non lo incensava continuamente, al punto che il buon Antonino spesso dichiarava al proposito che ”un suo maggior disinteresse garantirebbe una maggiore saggezza”.
In quel periodo Roma era invasa da filosofi o aspiranti tali, che si professavano studiosi per vivere a sbafo nell’impero, spesso nella sporcizia più pidocchiosa, mendicanti tra i mendicanti, con la sola attrattiva di spillare danari da un imperatore cieco sotto questo punto di vista.
Tra i “veri” filosofi s’ergeva così la figura di Giustino, cristiano, che affrontando ad uno ad uno i suoi detrattori in pubbliche dispute filosofiche finiva per strapazzare ogni avversario, la sua querelle con Crescente fu famosa, e quest’ultimo più volte battuto sul piano delle spiegazioni si rifiutò di discutere ancora davanti all’imperatore che a sua volta per evitare di dover proclamare Giustino il migliore avallò questa insulsa richiesta preferendo chiamare ciarlatani anziché pensatori…
Del resto era noto il suo disprezzo nei "Pensieri" verso i cristiani……
La marea di filosofi stava lentamente iniziando il traghettamento dal paganesimo al cristianesimo…
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Flaminius
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MessaggioInviato: Gio, 28 Apr 2005 7:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Salve Tite,

scusa ma dal tono del tuo post mi pare di capire che almeno nella seconda parte dell'impero i filosofi pagani fossero sostanzialmente ignoranti e sporchi e che lasciavano posto via all'illuminante e nobile pensiero dei filosofi cristiani. So benissimo che sto scrivendo qualcosa di molto impopolare in questa sede, ma mi pare sempre abbastanza difficile colorare la storia utilizzando schieramenti così contrapposti. Ricordo ad esempio la figura di un personaggio dello spessore dell'imperatore Giuliano, definito spregiativamente l'apostata contrapposto all'intolleranza dimostrata da molti filosofi cristiani nei confronti di pagani, da Tertulliano a Sant'Agostino.
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Titus Livius
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MessaggioInviato: Lun, 02 Mag 2005 6:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Direi che “giuggiolone” Giuliano è decisamente posteriore al periodo preso in esame d’almeno di duecento anni……
Intendiamoci i filosofi dell’epoca, Tertulliano, Melitone erano fermamente convinti del contrario rispetto a Marc’Aurelio, ritenendolo inizialmente addirittura un protettore dei cristiani, sic !
Lui fece esattamente ciò che i filosofi cristiani s’aspettavano facesse per metterli in condizione di esercitare contro la società decadente il loro impulso morale e lui accecato completamente dal suo amor proprio continuò a vivere tormentato dal fatto che non essi non lo temevano ma anzi traevano vantaggi enormi dal suo comportamento.
Non è quindi un imputato ma più semplicemente una vittima del sistema che egli stesso aveva creato e che non sapeva dominare minimamente.
Del resto anche Adriano, già un secolo prima dubitava molto dei filosofi pagani, e non aveva timore a dire che erano confusi, limitati e sterili nelle loro osservazioni: il suo dubbio era che mancasse l’intelligenza degli antichi o quantomeno fosse il carattere il loro punto debole ed egli aveva totale sfiducia in loro.
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Flaminius
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MessaggioInviato: Lun, 02 Mag 2005 1:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bé, Adriano (che non visse un secolo prima) poteva anche provare fastidio verso i filosofi pagani coevi, certo, ma non credo che andasse a trovare conforto tra i pensatori cristiani. Nella mia sannitica testardaggine Wink continuo a contestare quello che sostanzialmente traspare dai tuoi post...cioè che da Marco Aurelio in poi la filosofia pagana divenne meschina e lasciò posto al prorompente cammino dei cristiani (quasi con un'ascesa darwiniana). Il mio pensiero è che non fu tutto così lineare, che è difficile liquidare il pensiero di Marco Aurelio considerando unicamente il suo punto di vista nei confronti dei cristiani e dimenticandosi di tutto il resto (nonostante le legittime critiche), che Marco Aurelio visse in un periodo filosofico più carente di altri ma in cui risuonavano ancora le parole di Seneca (che cristiano non era) e che precedette il neoplatonismo di filosofi del calibro di Porfirio e Plotino. Non voglio creare una polemica infinita, dico solo l'affermarsi del cristianesimo a tutti i livelli non fu proprio una strada in discesa. Non solo (e adesso sì che mi fucilerete), io non mi permetterei mai di usare il termine "giuggiolone" verso un uomo che secondo me ha amato Roma e la romanità molto di più del tanto celebrato Costantino, imperatore che critico ma che comunque non definisco con tali appellativi.
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Titus_Claudius_Caesar
Miles gregarius
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 5:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi dispiace,ma devo dissociarmi dalle parole dell'infaticabile quanto bravo Tito Livio.I filosofi pagani non si sono quasi mai convertiti al Cristianesimo.Tralasciando le obiezioni stoiche di Marco Aurelio andrei ad esaminare in breve le filosofie successive,a mio parere prese troppo sotto gamba.Ebbene,non furono il platonismo,lo stoicismo,l'epicureismo a far paura ai cosiddetti "filosofi" cristiani.Per il termine di "filosofi" cristiani uso le virgolette,poichè essi insegnavano una religione ed erano pertanto maestri,non filosofi.Se poi filosofia coincidesse con religione,bisogna vedere in che misura,sia in ambito generale che specifico.Questo però è un altro argomento.I nemici veri del Cristianesimo,quelli che fecero paura ad imperatori cristiani successivi ed agli stessi Padri della Chiesa,hanno dei nomi:ricorderei Giuliano,Plotino,Giamblico,Massimo di Efeso e tanti altri.Quasi tutti facevano comunque parte di un'unica corrente:il neoplatonismo.Ora non vi starò a tediare riguardo la dottrina di questa filosofia,anche perchè ognuno dei personaggi elencati la proponeva con una cosmologia più o meno diversa da quella dei "colleghi".Tutto potete dire di tali uomini,fuorchè definirli "giuggioloni".Essi costrinsero Teodosio II ad ordinare la bruciatura dei testi anti.cristiani,alcuni di questi misero in difficoltà eminentissimi pensatori come s.Agostino.Erano comunque tutti filosofi.I cristiani,con i loro abili o meno maestri,non riuscirono ad imporsi in ambienti universitari quali Atene,ove furono ammessi senza problemi,e Costantinopoli.Già,la cristianissima e ricchissima Nuova Roma aveva basato la sua università proprio su giuristi,filosofi,maestri pagani.A restaurare tale università fu una pagana,figlia di un retore pagano,e costretta con la forza a battezzarsi.Il suo nome era Athenais,o meglio conosciuta come Eudocia,moglie di Teodosio II e figlia del retore Leonzio di Atene.Giustiniano,e siamo nel VI secolo,dovrà far chiudere la plurisecolare università di Atene,la quale sarebbe probabilmente sopravvissuta ancora per molto.Le rivolte armate dei pagani durante il IV,V ed addirittura VI secolo saranno fomentate da filosofi.A partire da Giuliano,il quale non fomenterà rivolte,ma darà respiro e tolleranza a pagani che avevano parecchia rabbia repressa verso i cristiani,visti i pogrom perpetrati da quest'ultimi dopo l'Editto di Milano.Sul finire del IV secolo le misure di intolleranza espresse da Teodosio I,nonostante le gentili richieste del prefetto dell'Urbe Simmaco,daranno il via alla rivolta capeggiata da Eugenio.Fino alla rivolta dell'Oriente,guidata da Pamprepio,Magister Militum e consigliere dell'imperatore "antiocheno" Leonzio I.Pamprepio,filosofo pagano,tra parentesi era passato per le università di Atene e Costantinopoli quale rettore.Consiglio l'articolo "Pamprepios" di un autore inglese riguardo all'argomento.E così via,fino ad un certo Zosimo,che filosofo non era,ma mostrava nell'ormai tardo VI secolo le sue idee filosofiche attraverso la "Nova Historia".Per concludere il tutto,accennerei ad un fatto:conoscendo anche in maniera superficiale la storia della filosofia noteremo tutti una cosa:che dal VI secolo,fino all'anno 1000,la filosofia scomparve.Colpa delle invasioni barbariche o della sparizione dei filosofi?Solo l'Aeropagita sarà considerato filosofo dopo quelli della scuola neoplatonica di Atene.Poi,per 500 anni,il nulla.
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 5:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fl. Aetivs contvbernalibvs omnibvs salvtem dicit

Avete

Può darsi ( anzi è probabile ) che a questo punto della discussione qualcuno si chieda che intervengo a fare vista lo stato avanzato di polarizzazione che si è generato . Tuttavia, proprio per questo ( non me ne vogliano amministratore e moderatori ), vorrei tentare di introdurre un elemento di riflessione per rendere fruttuosa , almeno da un punto di vista metodologico se non strettamente contenutistico , questa discussione che , viceversa, se lasciata cadere , rimarrebbe a mio avviso sterile e non avrebbe altro scopo che l’arroccamento delle posizioni.
La storiografia , come è noto, è tutt’altro che scienza esatta anche se strumento preziosissimo di conoscenza .
Essa vive di un peccato originale che è legato al meccanismo psicologico della proiezione comune a tutti gli esseri viventi delle specie animali progredite.
Gli uomini tendono a riproporre antiche rappresentazioni sul palco della loro vita presente, perchè la storia "giustifica", "insegna"; confutare un fatto storico di solito non è operazione tentata con leggerezza.
Siccome però il "fatto storico" non vive senza la "verità" che mediante esso si vuol dimostrare, ecco che la limpidezza della storia va a farsi benedire e con essa il suo prezioso insegnamento.
Qualche tempo fa avevo raccolto l’approvazione del “rex” Mastarna tessendo l’elogio della “contestualizzazione” che non è altro che l’operazione mentale con cui, a mio personale avviso, dobbiamo esercitarci quando ci avviciniamo alla storia ( vicina e lontana ) ; operazione mentale con cui dobbiamo sforzarci di tener presente il maggior numero possibile di elementi che possono aver condizionato scelte ed azioni degli individui.
Così facendo, forse la storia perde slancio ideale e passioni, ma guadagna un po’ in distacco ed in obiettività.
Questo lungo “exordium” ( che ovviamente non vuole insegnare alcunchè ad alcuno ) per invitare a riflettere sulla sottigliezza del confine fra passione per le antiche ( eppur vive! ) civiltà ed il loro patrimonio culturale ed i “veleni” che si possono produrre se questi favolosi ingredienti non vengono miscelati con cura.
Ricordo che il mio primo intervento su un forum storico ebbe proprio ad argomento il rapporto fra cristianesimo e Stato romano : è un tema bellissimo e controverso, ho le mie posizioni e “preferenze” ( dovrebbe esser chiaro ) , cerco di documentarmi sempre di più, cerco di non spaventarmi se leggo un’opinione contraria alla mia , cerco di non demonizzare e proprio perché il tema mi affascina cerco di non mettere mai mentalmente la parola “fine” alla mia ricerca .
Nella mia esperienza ho notato che di solito , su questo tema, si creano due partiti: i costantineanei ed i giulianei , assumendo ad emblema uno come campione del cristianesimo, l’altro come campione della tradizione religiosa politeista romana.
Sono a mio avviso due grossolane schematizzazioni che servono solo per avvicinarsi al problema ma non servono a spiegare la realtà dei tempi, in primis perché i due non furono contemporanei e quindi non furono portatori di istanze contrapposte all’interno della stessa società, ed in secundis perché queste semplificazioni non tengono affatto conto dei diversi problemi che i due furono chiamati a risolvere.
Dunque, se non ci sforziamo di mettere a tacere le nostre vocine interne che urlano “ a morte i giulianei nemici di Cristo! “ o “ a morte i costantineanei , cristiani integralisti nemici di Roma” sono certo che questi confronti non porteranno ad alcun arricchimento reciproco.
Chiedo scusa per aver cacciato sul tavolo questo tema in maniera così spudorata ma mi sbigottisce constatare che quella realtà venga spesso fatta oggetto di rappresentazioni in cui si confrontano le convinzioni dell’uomo del XXI secolo !
Il Cattolicesimo del XXI secolo è ben altra cosa di quello del Concilio di Nicea, è passato attraverso diversissime epoche ed un cattolico come Karol Woytila non ha esitato a chiedere scusa per tutte quelle pagine buie della storia in cui i cristiani sono stati protagonisti o complici della violenza ( personalmente voglio credere che questa richiesta di perdono sia stata indirizzata anche alle decine di migliaia di politeisti non convertiti massacrati, specialmente in occidente, dal furore quasi fanatico dei neoconvertiti imperatori del IV e V secolo , ma è una mia personale idea … )
Agli amici cattolici vorrei dire : tranquilli, non è che se mettiamo “sotto il torchio” la figura di Costantino il cristianesimo ( parlo di quello di oggi ) ne esca indebolito.
I giulianei , ellenisti, neo-pagani o comunque si vogliano definire non possono , a mio avviso, soltanto “urlare” la loro avversione verso il cristianesimo senza contestualizzare contenuti e limiti dell’opera di Giuliano o, peggio, fregiandosi dell’effige di Giuliano ( forse solo di quella! ) per condurre una guerra senza quartiere e senza contenuti al cattolicesimo.
Tacere su queste prese di posizione non fa bene alla storia, non fa bene a noi appassionati di Roma e della sua storia perché ci divide su cose sulle quali il contrasto non dovrebbe minimamente esistere.
Ai cattolici che mantengono la tradizionale visione provvidenziale della storia va riconosciuto il diritto di poterlo fare come va riconosciuto e tutelato il diritto dei laici di mantenere la loro .
Ma per l’amor di Dio, non perdiamo il contatto con la nostra realtà: quelle cose sono accadute secoli fa….e nel frattempo ne sono accadute tante altre che ne rendono assurdo un confronto attuale, a meno di non voler fare barricate a tutti i costi, ma questo non è più amore per la storia.

Valete


Bergomii, ad V non maias anno MMDCCLVIII aVc
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CostantinoVII
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 6:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il discorso fila.

Ci sono delle dovute precisazioni da fare.

1) Giustiniano quando chiude la scuola filosofica di Atene, non distrugge la filosofia pagana che sopravvive nella scuola filosofica di Alexandria (verrà chiusa poi dagli arabi). Il percorso neoplatonica sarà la linfa vitale del cristianesimo pre-scisma e conciliare (i primi concili ecumenici si basavano proprio su problemi cristologici nati dalla filosofia neoplatonica).Silvia Ronchey divide nel suo bellissimo libro "Lo stato bizantino" in Neoplatonici (oriente) e Aristotelici (occidente). Il discorso è troppo ampio e quindi mi fermo qui.

2) Per quanto detto il Cristianesimo non è solo il Cattolicesimo, ma è molto ampio. Dai copti, agli ortodossi agli anglicani e tanti altri. Io penso invece che uno studio della storia senza la religione sia sterile e alquanto limitante. Siamo putroppo abiutati a subirci la dottrina illuminista che basa tutto sulla ragione e sulla relatività.

3) Nel periodo dell'aristocrazia burocratica della Capitale, (XI°-XII°) vi erano in Bisanzio l'unica scuola dedicata alla filosofia. Uno su tutti Michele Psello che si definiva "Il principe dei Filosofi". Anche qui il discorso è troppo lungo e quindi mi fermo qui.

4) La storia è la radice della nostra società, senza capire cosa è successo nei tempi lontani, mai potremmo capire il futuro e il nostro presente. Quindi è chiaro che si parla di evoluzione, ma molte volte si potrebbe parlare anche di involuzione e allora il discorso è oscuro. I punti cardini devono essere sempre gli stessi. Qualsiasi sociologo (anche quelli marxisti per intederci) concepivano la religione come qualcosa di importantissimo per la vita degli uomini. Ma una religione che cambia la vita cambia la società, una religione che è troppo permissiva non cambia le società.

Keleusate
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"Saranno come fiori che noi coglieremo nei prati per abbellire l?impero d?uno splendore incomparabile. Come specchio levigato di perfetta limpidezza, prezioso ornamento che noi collocheremo al centro del Palazzo" www.imperobizantino.it
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Titus_Claudius_Caesar
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 6:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nunc est bibendum!Finalmente! Wink La discussione da te fatta Flavivs Aetivs è giustissima e purtroppo si avverte raramente nelle discussioni storiche.Vedi,mentre tu ricerchi nel campo del rapporto tra cristianesimo e Roma,io tendo qualche timida analisi riguardo alla decadenza del neoplatonismo nelle sue forme più varie,dalla teurgia di Giamblico alla cosmologia di Giuliano.Premetto subito un paio di cose:non sono neo-pagano o simili,anche se conosco qualche scritto,interessante anche dal punto vista storico,del Movimento Tradizionale Romano,circolo neo-pagano per l'appunto.Sono un semplice laico come tanti e mi interesso in special modo del periodo tardo-antico.Nell'intervento precedente ho sintetizzato per non dilungarmi troppo la questione intorno ai filosofi pagani.Ho omesso moltissime cose,ma non mi sembra di aver peccato di mancata oggettività,poichè ogni nome da me citato,ogni fatto narrato,è documentato dalla storiografia antica e moderna.Dopo aver letto gli interventi circa la conversione della "classe" dei filosofi,ebbene io rimango della mia idea,basata vieppiù su fatti storici:i filosofi pagani sono stati i più "reazionari" dell'antichità e sono scomparsi dalla scena solo dopo la forzata chiusura operata da Giustiniano.Per 500 anni,ed anche questa è Storia,nessuno è riuscito a colmare il vuoto lasciato nel campo filosofico,eccezion fatta per qualche scritto dell'Aeropagita.Io poi parlo di filosofi veri,non di cialtroni,presenti in qualsiasi periodo storico e pronti a cambiar bandiera a seconda della corrente odierna.Le apostasie,se così le vogliamo chiamare,ci furono da ambo le parti,soprattutto nel IV secolo.
Ci sarebbero molte altre cose da dire riguardo a questo periodo,in primis a quel "muro contro muro" che,di fatto,non c'è stato.Si è sempre trattato,difatti,di "coincidenze storiche",soprattutto riguardo alle varie rivolte armate delle due parti.Il combattimento tra queste due religioni c'è stato solo nelle Università di Atene e Costantinopoli,ed in entrambe prevalsero,dal punto di vista della preparazione,i pagani,almeno prima delle epurazioni operate dai vari imperatori.Poi,certo,ci furono anche abilissimi maestri e retori cristiani,ma essi non riuscirono,almeno non senza l'aiuto imperiale,a fare propria un'istruzione,quella antica,che di fatto non gli apparteneva.Che c'entrava un cristiano convinto e radicato con l'insegnamento dell'Iliade e l'Odissea?Anche Giuliano questo lo aveva capito,quando promulgò quella ignominiosa legge che vietava l'insegnamento ai cristiani.Non temeva la propaganda,ma voleva liberare l'Impero da una contraddizione vivente,di cui gli stessi cristiani si rendevano conto.Forse invece,ma mi fermo qui su questo punto,Giustiniano ebbe qualche timore riguardo alla scuola neo-platonica,sopravvissuta al tempo ed alle invasioni.Per concludere la più bella immagine rimane quella dei tre giovani,uno pagano e due cristiani,che iniziano a dibattere sull'argomento camminando lungo la spiaggia di Ostia.Uno dei due cristiani fu messo in posizione da giudice mentre gli altri due si dibattevano con i più raffinati esercizi dialettici.Il tutto durò fino al tramonto.A quel punto tutti a casa propria per il pasto e,naturalmente,amici come prima.Anche questo episodio è documentato ed anche se non ricordo ove lo lessi cercherò di recuperare la fonte Wink .

Vale
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CostantinoVII
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 7:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho qualche perplessità su questa frase

"Nunc est bibendum!Finalmente! La discussione da te fatta Flavivs Aetivs è giustissima e purtroppo si avverte raramente nelle discussioni storiche"

non in quanto tale, ma perchè nel discorso leggo, putroppo, queste affermazioni poco storiche

"Per 500 anni,ed anche questa è Storia,nessuno è riuscito a colmare il vuoto lasciato nel campo filosofico,eccezion fatta per qualche scritto dell'Aeropagita.Io poi parlo di filosofi veri,non di cialtroni,presenti in qualsiasi periodo storico e pronti a cambiar bandiera a seconda della corrente odierna"

Vorrei proprio sapere dopo tale affermazione, cosa pensi sulla diattriba cristologica e filosofia dell'iconoclastia avvenuta nel VIII secolo in Oriente (di cui sto mi sto occupando approfonditamente per la mia tesi di laurea in storia bizantina). O magari mi potrai spiegare cosa intendi per "cialtroni", spero proprio non Michele Psello che ridiede nuova linfa vitale alla Università di Costantinopoli. Se vuoi posso consigliarti qualche libro dove tratta proprio materie filosofiche.

La filosofia cristiana non è come molti pensano un'antitesi della filosofia "pagana", bensì un'evoluzione del pensiero filosofico. Senza la basi greco-romane (più greche che romane) non ci sarebbe stato il cristianesimo.

per non parlare della "generazione araba". (parliamo del X-XI°secolo)

http://www.filosofico.net/averroe.htm

http://www.filosofico.net/avicenna.htm
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MessaggioInviato: Mar, 03 Mag 2005 7:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tagliando ovviamente con il coltello, la metterei così: Roma semplicmente non ha avuto filosofi veri. Ovviamente ciò non dipendeva dal fatto che i romani non avessero cervello. Dipendeva dal fatto che a Roma la filosofia non serviva. Vuoi perché mancavano le precondizioni culturali e sociali per fare della filosofia qualcosa di serio e di diverso da una moda, vuoi perché a Roma esistevano altri istituti che assolvevano assai bene al compito chela filosofia svolgeva in Grecia. Del resto più che Grecia dovremmo dire polis. E in particolare di quella polis più polis di tutte che fu Atene. Non è un caso che quando la polis sparisce (Macedoni) la filosofia rischia di sparire a sua volta e si trasforma in quella cosa a metà tra buon senso e saggezza che sono le filosofie ellenistiche (quelle poi che furono accolte a Roma... anche qui non è un caso che a svilupparsi a Roma furono le dottrine filosofiche ... meno filosofiche). Sotto questo punto di vista la filosofia poteva tranquillamente chiuder bottega. E se non lo ha fatto è proprio grazie al cristianesimo. Il quale non era particolarmente dotato in tal senso (la tradizione israelitica siro-palestinese era agli antipodi di quella della polis) ma aveva la necessità di costituirsi una identità culturale in seno alla cultura romana. Doveva distinguersi dall'ebraismo e dalle altre mille forme parareligiose di età ellenistica, e doveva, anche, difendersi sul piano culturale dalle varie accuse che fondavano le persecuzioni. Aveva poi, a differenza di tutte le altre parareligioni, un messaggio universale effettivo, che poteva costituire il contenuto della forma filosofica. Il problema cristiano è che non ha una tradizione in cui calarsi e deve inventarsela. Così da Roma prende la cultura giuridica (lo ius), dalla cultura greca le categorie filosofiche. Ovvio che (a meno di non considerare la filosofia un universale invece di un prodotto culturale storico) la filosofia cristiana è altra cosa rispetto a quella greca classica. Sono diversi i problemi e i metodi. Solo che solo le categorie greche sono le uniche disponibili: di qui l'inevitabile ricorso a queste, piegandole a dire cose ben diverse.
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MessaggioInviato: Gio, 05 Mag 2005 6:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Luciano di Samosata, ugualmente libero pensatore, prese posizione contro la cecità dell’imperatore, egli accettava i cristiani, non ne concepiva alcuni luoghi ma comprendeva lo spirito con cui esercitavano la fede, che si sappia egli era contro di loro solo per alcuni esempi di pomposità durante il martirio.
Anche Celso studiò attentamente in precedenza tutta la dottrina cristiana, ne confutò alcune parti , ne testò delle altre ma il risultato fu lo stesso: il filosofo pagano non comprendeva più la società dell’epoca, viveva come secoli addietro, non comprendeva il passaggio che stava avvenendo in quel mentre, forse avvolto più da un discorso giuridico che teoretico.
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MessaggioInviato: Gio, 05 Mag 2005 10:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Costantino VII,valente Rhomaios,sono preparato a rispondere ai tuoi giustissimi interventi.
Inizierei da Michele Psello.Egli fu non solo filosofo,ma anche grande uomo di Stato ed in generale lo definerei un ottimo poligrafo.Se al contempo ci sono dubbi sul luogo di nascita(non si sà se nacque a Costantinopoli o a Nicomedia),non vi sono dubbi sull'anno.Michele Psello,"re dei filosofi",nacque nel 1018,quindi,seppur di poco,dopo i 500 anni sopra detti.Piccola parentesi sull'Università di Costantinopoli:questa era stata riformata anche sotto Teodosio II ed Athenais(o Eudocia che dir si voglia) ,ma nessuno dei due è mai stato ritenuto filosofo per questo.Teodosio II era anche detto "calligraphos",quindi colto ed amante della cultura.Riconosco in ogni modo la grandezza di Psello.Passo adesso all'Accademia.Non ignoro lo spostamento avvenuto ad Alessandria,ma,è bene rammentarlo,fu forzato e la dislocazione non era delle migliori.Ad Alessandria l'ultimo progrom anti-pagano si era verificato sotto Zenone,indi la città era non solo cristianissima,ma in seno a tale religione divisa.Sotto Anastasio I gli scontri tra calcedoniani e monofisiti si accentuarono,ma il terreno restava per l'Accademia ugualmente impervio,ostile,e lo spostamento aveva compromesso lo stato finanziario della scuola,come della stessa città di Atene.
Per l'iconoclastia,il discorso è un più intricato.Saprai sicuramente meglio di me sull'origine di tale movimento e di come Leone III l'Isaurico non solo riuscì a salvare Costantinopoli dagli Arabi,m
a da questi ne prese il pensiero.Attenzione,il "pensiero".Un solo pensiero non fà filosofia.Inoltre,è opportuno dirlo,il sopraddetto glorioso imperatore era ben giustificato,visto lo scandaloso mercato di reliquie formatosi con lo sviluppo dei "martyria" e le sempre crescenti superstizioni sull'effetto benefico che un numero imprecisato di Santi doveva apportare.La domanda che pongo,in generale,è questa:era forse filosofia o funzione cautelativa in difesa dell'ortodossia del cristianesimo? Wink
Passo a MarcoTullio.E' vero,i Romani di per sè non erano filosofi,e questo per propria formazione mentale,anche se di pensatori stoici,ce ne sono stati e di celebri.Se su questo argomento ci troviamo d'accordo,non posso allo stesso modo dire dell'azione "soterica" cristiana verso la filosofia.Platone non è mai morto,e Plotino non fece altro che modificarlo anche per intaccare il Cristianesimo(ci penserà s.Agostino a confutare nei punti maggiori Plotino secoli dopo).Poi il neo-platonismo,corrente filosofica indipendente totalmente dal Cristianesimo,intraprese varie forme a seconda delle diverse basi poste dai vari filosofi.Giamblico puntò sulla teurgia ed ergo verso una deviazione "misterica" della propria opera,altri presero altre strade partendo da Plotino.Anche gli stoici e gli epicurei,meno visibili,ma vivi ed attivi nei secoli presi in esame,subirono deviazioni a seconda dei maestri succedutisi alle "cattedre".Per non parlare degli scettici e di altre correnti considerate "minori".
Per concludere,e torno a Costantino VII,non nego assolutamente la filosofia araba,ma quella è fuori dall'Europa e soprattutto essa si formò lentamente partendo proprio da quelle città tolte ai valenti Romani d'Oriente e con l'inizio della traduzione delle opere classiche.


Vale.
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MessaggioInviato: Ven, 06 Mag 2005 6:57 am    Oggetto: Rispondi citando

I filosofi pagani che più riuscirono a restare al passo con i tempi erano proprio coloro che sapevano osservare attentamente lo svolgersi della vita sociale intorno a loro, magari ai più sembravano frivoli e canzonatori oppure superficiali in realtà svolgevano un importantissimo compito di trade-union tra le parti che lascerà il segno anche nei secoli a seguire.
La realtà era che un filosofo pagano anche se ben motivato stentava a ritrovarsi nelle funzioni sintomatiche del cristianesimo, e per quanto si sforzasse alcuni punti erano per lui incontrovertibili e soprattutto senz’altro inaccettabili.
L’abilità viceversa del filosofo cristiano fu proprio quella di giocare su questa scarsa motivazione religiosa alla base nella preparazione filosofica del prototipo dei secoli presi in oggetto, spesso neanche minimamente presente nello svolgimento rituale divinatorio.
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CostantinoVII
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MessaggioInviato: Sab, 07 Mag 2005 12:07 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Titus_Claudius_Caesar

mi fa molto piacere leggere la tua risposta. Scusami se risulto pedante e magari un tantino pignolo però vorrei fare delle precisazione a costo di andare OT (spero che i moderatori non mi chiudano il topic Very Happy)

1) Michele Psello, nacque come dici tu nel 1018. Ma Giustiniano chiuse la scuola di filosofia nel 529. Non sono passati ancora 500 anni, e poi ti riperto, rimase aperta la scuola di filosofia di Alessandria fino alla conquista araba (poi sinceramente non so che fine fece).

2) Riporto citando da una libro molto buono di storia bizantina (anche se datato).

- "Nel 1045 venne fondata a Costantinopoli un'università di filosofia e una di diritto. Lo studio di filosofia si strutturava secondo il sistema del trivio e del quadrivio: grammatica, retorica, e dialletica formavano il primo grado del sapere; aritmetica, geometria, musica e astronomia, il grado superiore: mente la filosofia rapparesentava l'ultima sintesi del tutto il sapere. La direzione dell'insegnamento era nella mani di Psello, che ottenne l'altisonante titolo di "console (hypatos) dei filosofi". G.Ostrogorsky "Storia dell'Impero bizantino" pg. 300 Einaudi editore.

3) Non ci fu uno spostamento da Atene ad Alessandria. Semplicememte se la prima viene chiusa, rimane aperta solo la seconda. Le diattribe monofisite sono antecedenti alla chiusura della scuola di Atene. Infatti i copti non riconoscono il Concilio di Calcedonia (avvenuto nel 451). Giustiniano tentò una mediazione con i tre capitoli ma fallì.

4) Leone III e non meno Costantino V(la mia tesi verte principalmente su di una sua biografia) sono i primi Imperatori-soldato che vincono gli arabi. La questione dell'origine dell'iconoclastia è pressochè impossibile da trattare qui, non abbiamo alcuna base per farlo (mancano i documenti), possiamo fare delle supposizioni. Ma il mio era un esempio di quanto fosse ancora filosofica la società di Bisanzio in quel periodo. Quanto della diattriba tra platonici e aristotelici, ci fosse nelle diattribe monofisite, iconoclaste o iconodule. La filosofia si evolve, ma rimane in senso ad una società molto evoluta sotto ogni punto di vista. Se vuoi sapere la mia personale opinione, l'iconoclastia fu un momento di forza politica imperiale per spezzare le catene che la chiesa cristiana gli aveva messo adosso.

5) IL neoplatonismo è la base della società romea. Se vuoi la prossima volta di riporto qualche stralcio del libro della Prof.ssa Ronchey "Lo stato bizantino".

6) Gli arabi copiarono e tradussero solo i libri che trovarono (gran parte erano proprio dei filosofi riparati nell'impero persiano). Solo più avanti, quando la loro società divenne più fine e meno guerriera, impararono e capirono il significato (a Cordova vi fu una vera rivoluzione culturale grazie a questi tomi). Ricordati che gli Arabi non erano fuori dell'Europa, perchè con la Spagna e la Sicilia (e buona parte del sud-italia) ebbero più influenza dei tanto "famosi" normanni.

Spero che tu capisca i miei intenti, e mi scuso con Flavius per essere andato OT Wink
_________________
"Saranno come fiori che noi coglieremo nei prati per abbellire l?impero d?uno splendore incomparabile. Come specchio levigato di perfetta limpidezza, prezioso ornamento che noi collocheremo al centro del Palazzo" www.imperobizantino.it
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Titus Livius
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MessaggioInviato: Mar, 10 Mag 2005 6:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Luciano di Samosata, era lungimirante e ragionava in termini reali e soprattutto come uomo libero al contrario di Marc’Aurelio che invece rimaneva vittima delle sue stesse paure e del suo modo d’interpretare la sovranità.
Il punto principale non fu la religione cristiana, che non era certamente tanto forte al tempo da imporsi, quanto la mancanza di preparazione dei filosofi che gravitavano intorno al potere e che tutto pensavano tranne che a sviluppare idee.
Luciano di Samosata, pur pagano, era un esempio di come si potesse intendere il modo d’essere cittadino romano nel mondo conosciuto, lo sviluppo della società civile era per lui fondamentale: non s’appassionava ad una religione, per questo riuscì brillantemente a essere portatore di novità: eppure fu a lungo preso di mira da quei quattro filosofi da strapazzo che starnazzavano gaudenti nell’aia imperiale e che finirono mestamente per essere dimenticati.
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