Inviato: Mer, 10 Mar 2010 11:26 am Oggetto: Tecnica Romana per montare a cavallo
TECNICA ROMANA PER MONTARE A CAVALLO
Passeggiando per Roma si corre spesso il rischio di fare degli ottimi incontri...
E' il caso di una piccola scultura nascosta sul basamento di una delle statue togate ( II sec.d.C. ) poste nelle nicchie della terrazza di Piazza del Quirinale. La terrazza fu edificata dall'architetto Virginio Vespignani nel 1866, nel quadro delle sistemazioni urbanistiche volute dal papa Pio IX.
Il bassorilievo potrebbe rappresentare l'unica immagine esistente al mondo della tecnica utilizzata dai Romani per montare a cavallo.
Il cavaliere monta a cavallo scostando delicatamente fino all’inguine l’ampio mantello, o più probabilmente la paenula. Puntellandosi al terreno con la lancia (...di cui è rimasta solo un'estremità ), il cavaliere sembra far leva col piede sinistro su uno dei quattro corni della sella, mentre la mano destra fornisce la spinta necessaria alla salita. Il cavallo è chiaramente inginocchiato, con le zampe posteriori leggermente flesse e il corpo inclinato in avanti. La testa del cavallo è piegata verso il collo e le redini passano sotto i corni della sella, sotto la quale è poggiata una gualdrappa.
La scenetta, nonostante che il marmo, in alcuni punti, sia mutilo o corroso, è molto ben descritta e restituisce in pieno il dinamismo dell’azione.
I riferimenti letterari si possono ritrovare in Senofonte ( "L'arte della cavalleria" a cura di G.Cascarino, ed Il Cerchio ), quando racconta che “...lo stalliere sa come addestrare il cavallo ad abbassarsi, in modo da rendere più agevole la salita...” , oppure “...il cavaliere deve imparare a montare a cavallo, prima prendendo lo slancio, poi sollevando il corpo con la mano sinistra, e allo stesso tempo aiutandosi a salire estendendo la destra, anche con l’aiuto della lancia...”
E’ una tecnica, quest'ultima, simile a quella del salto con l’asta, ed è una pratica utilizzata fino al secolo scorso dai cavalieri Cosacchi ma ben conosciuta anche a Roma, tanto che Tito Livio, nel suo ponderoso “Ab Urbe condita”, fa scendere Cornelio Cosso da cavallo proprio facendolo appoggiare alla sua lancia. E le attestazioni di questo metodo continuano anche nei secoli successivi, come testimoniano sia Arriano che Vegezio nei loro trattati militari quando descrivono l’abilità dei cavalieri Romani di balzare su un cavallo in corsa vestiti d’armatura e brandendo lancia e spada.
Cosa ne pensate ? Qualcuno dei Contubernales potrebbe aiutarmi a decifrare correttamente l'immagine ?
khairete
Tigranes _________________ " ...un'arma elegante, per tempi più civilizzati..."
Obiwan Kenobi
belle foto (sto pensando se ho visto qualcosa di simile in Sicilia, ma non penso).
Mi sembra che tu l'abbia decifrata bene, l'immagine (magari qualche esperto di arte romana potrà darci una datazione); ma la lettura che ne hai proposto mi pare limpida.
Guardando le fotografie, ho l'impressione che ci fosse la possibilità di trovarsi con la gamba destra impacciata o avviluppata dal mantello. Era comunque una tecnica che doveva prevedere una certa pratica: far abbassare il cavallo, tenendo le redini; puntellarsi con il sinistro sul corno della sella e con la mano destra sulla coscia equina, impugnando con la sinistra la lancia posizionata oltre il corpo del cavallo per evitare di sbilanciarsi (e cadere così dall'altra parte), non era certo un'operazione automatica.
Registrato: Nov 24, 2006 Messaggi: 973 Località: Mediolanum
Inviato: Mer, 10 Mar 2010 6:42 pm Oggetto:
Grande Tigranes, sempre in grado di stupirci con interessanti notizie
Diciamo che Roma di materiale ne ha in abbondanza e quindi non c'è da restare senza .... lavoro !!!
Mai visto prima quel bassorilievo, in nessuno dei trattati militari in inglese, neppure in quello della Heyland, che traduce con utili spunti e rilievi il trattato di Arriano sull'addestramento della cavalleria romana (che questa sera cercherò di rilguardarmi .... ).
Dunque, partendo dal dato - che tu ben conosci - che i cavalli adoperati dai romani per equitazione ed uso militare erano di parecchio meno alti al garrese di quelli odierni (puro o mezzosangue, o di altre razze), i quali arrivano anche a mt. 1,80, è stato ipotizzato (dai resti ossei degli equini e dei finimenti) che i cavalli adoperati nel mondo antico per la guerra fossero alti come dei pony (non quelli che i bambini adorano, ovviamente , altrimenti la cavalleria romana non sarebbe stata molto temibile ....), diciamo un'altezza tra mt. 1.60 e 1.70 al massimo, al garrese; diciamo più o meno come i cavallini arabi che si trovano ancora oggi a Petra per la gioia dei turisti che tra gridolini e schiamazzi si avvicinano alle tombe passando per il canyon.
In questo modo il cavaliere poteva fare leva sul corno sinistro della sella, così come oggi fa leva sulla staffa sinistra, per darsi lo slancio e salire in sella (il lato dal quale si sale è oggi come allora è il medesimo).
Certo, se il cavallo non fosse addestrato a piegarsi sulle zampe anteriori, sarebbe impossibile raggiungere il corno sinistro, anche con un cavallo molto basso, salvo il cavaliere non abbia un'altezza da cestista, sì che questa manovra non molto facile richiede un certo addestramento nel cavallo ed una pratica di esercizio nel cavaliere.
Insegnare ad un cavallo a piegare gli anteriori non è difficile, ma richiede pazienza; così si spiega come potesse il fante romano salire sul cavallo da fermo con corazza, lancia e scudo (così Vegezio, parlando dell'addestramento ordinario del milite legionario).
Il cavallo deve essere comunque ben addestrato poichè deve restare immobile per una frazione di secondo, poggiando il peso sui posteriori, durante la quale il cavaliere fa leva per avere lo slancio; se l'animale non è tranquillo e rilassato, ovvero se non è abituato a quel comando, rischia di scartare e di fare del male al cavaliere che è in (fase di) salita.
Tornando al bassorilievo, mi incuriosisce perchè un personaggio togato, di rango equestre (così parrebbe dai calcei che indossa), abbia scolpito sè stesso mentre indossando un mantello, ma senza armatura, e forse una lancia sale a cavallo.
Forse era un componente delle turmae equitum Romanorum, organizzazioni paramilitari, che partecipavano a parate in occasioni di feste pubbliche o manifestazioni rituali ?
Sul punto sarebbe utile qualche altro contributo contubernalium.
Vale quam optime _________________ Alme Sol, nihil Urbe Roma maius videri possis !
Registrato: Jan 30, 2008 Messaggi: 93 Località: Urbe
Inviato: Mer, 10 Mar 2010 6:43 pm Oggetto:
Salve.
Oggi si monta a cavallo "in appoggio": la mano sinistra tiene le redini e si appoggia sul garrese, la destra sul pomo della sella; con lo slancio delle gambe si distendono le braccia e ci si pone quasi verticali all'altezza dell'anteriore sinistro del cavallo, poi si passa la gamba sinistra sul lato sinistro dell'animale e ci si siede sulla sella. Esattamente come diceva Senofonte "qualche" anno fa. Un pò come salire su un muretto: un muretto di carne. Semplice.
Il metodo rappresentato nel bassorilievo invece, se correttamente interpretato, mi sembra un pó farraginoso....direi...non necessario a meno di una condizione particolare del cavaliere, che in effetti appare eccessivamente sproporzionato in confronto alle dimensioni del cavallo, anche inginocchiato.
Sono curioso di leggere le considerazioni degli "addetti ai lavori".
Registrato: Jan 27, 2008 Messaggi: 270 Località: Parma
Inviato: Mer, 10 Mar 2010 7:32 pm Oggetto:
Era venuta in mente anche a me la tecnica dell'appoggio, che certamente si può usare con cavalli alti (naturalmente bisogna essere un minimo atletici ).
Quindi non capisco la tecnica complicata della lancia usata a mo' di bastone, tra l'altro unita (come si vede nel rilievo) all'abbassamento del cavallo. Aiuti del genere potrebbero servire ad un persona con qualche difficoltà, ma qui credo che parliamo di un guerriero (se ha la lancia...): possibile che non abbia l'agilità per balzare in sella?
O si tratterà di particolari stili di monta, con qualche ragione storico-culturale, piuttosto che pratica?
Non ho capito bene la tecnica descritta Senofonte: che senso ha estendere la (mano) destra? Dove dovrebbe appoggiare (a parte l'eventuale lancia)?
P.S. Proprio in un film recente si vede un tale salire sul cavallo "abbassato". Mi pare fosse "Alexander", ma non vorrei sbagliare.
...Proprio in un film recente si vede un tale salire sul cavallo "abbassato". Mi pare fosse "Alexander", ma non vorrei sbagliare.
Si, il film era proprio "Alexander". Nella parte iniziale della clip che allego si vede chiaramente l'attore salire su un cavallo inginocchiato, secondo la tecnica descritta da Senofonte. Una lancia puntellata sul terreno potrebbe essere anche plausibile, al solo scopo di dare maggiore stabilità nella salita.
Vista però l'altezza esigua raggiunta dal cavallo nella posizione a zampe piegate, e vista quindi la grande facilità di montare, quello che ancora non capisco è la necessità di dover mettere il piede sul corno sinistro della sella.
A meno che il cavaliere non stia andando oltre il cavallo, saltandoci sopra. A questo punto avrebbe un senso puntellare la lancia sul fianco opposto del cavallo.
Rimane il fatto che, nell'iconografia Romana, quest'immagine è unica e originale, e raffigura indiscutibilmente una gestualità ( mai vista prima d'ora! ) legata al mondo dell'equitazione.
khairete
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Obiwan Kenobi
Registrato: Jan 27, 2008 Messaggi: 270 Località: Parma
Inviato: Ven, 12 Mar 2010 1:15 am Oggetto:
Mettere il piede sul corno dovrebbe essere scomodissimo: bisogna piegare la gamba al punto che questa non dovrebbe riuscire poi a fare molta forza per tirarsi su (e allora forse viene proprio da qui l'esigenza di puntellarsi con la lancia). Inoltre, la fase successiva consisterebbe nel tirare su la gamba destra e scavalcare il dorso del cavallo; a quel punto ci si troverebbe più o meno sospesi ad una certa distanza (per quanto breve possa essere) dalla sella; allora bisognerebbe lasciar scivolare dal corno il piede e distendere la gamba sinistra, ma credo che l'atterraggio non sarebbe molto morbido. L'alternativa sarebbe di distendere la gamba sinistra quando si è già a contatto con la sella, ma non riesco a capire se si può riuscire a sedersi con la sinistra messa a quel modo: magari invece c'è il rischio di sbilanciarsi a destra e scivolare?
Uffa, faccio delle ipotesi inutili. Bisognerebbe provare. Se conoscete qualcuno che ha accesso ad un cavallo e ad una sella cornuta, provate a proporgli l'esperimento. Ah, prima bisogna anche addestrare il cavallo ad inginocchiarsi. Riprodurre la mossa raffigurata è dunque arduo.
Mi è venuta in mente un' altra possibilità. E se quello raffigurato non fosse il modo normale di salire? Se si trattasse semplicemente di un esercizio o di un gioco di destrezza?
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