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Prodotto dopo 10 anni di analisi critica delle fonti e di lavoro di sperimentazione archeologica da parte degli atleti dell'Istituto Ars Dimicandi, il De rebus gladiatoriis (320 pagine formato A4) gode di oltre 330 immagini fra reperti e foto in azione; 670 note a piè di pagina con citazioni integrali in greco e in latino e relativa traduzione; 22 capitoli divisi in tre parti: [1] storia ed evoluzione del fenomeno gladiatorio, [2] categorie gladiatorie e compositiones, [3] armi e armamenti. Una quarta parte è dedicata ad importanti temi quali «il gestus delle mani» in arena e «la relazione fra gladiatura ed esercito romano». Completa l'opera una serie di disegni tecnici a cura di Claudio Casti e Maria Marini, destinata ad offrire una sintesi delle armature ricostruite dagli autori.
Registrato: Oct 23, 2004 Messaggi: 464 Località: Mvtina
Inviato: Gio, 18 Mar 2010 2:38 pm Oggetto:
Vorrei che i gentili frequentatori di questo forum non si facessero ingannare dal titolo, pensando appunto che questo libro sia l'ennesimo che parli della gladiatura snocciolando una serie di informazioni trite e ritrite.
Esso è sì un libro che parla della gladiatura, ma ne esamina attentamente tutti gli aspetti "progenitori" di tale disciplina, per poi arrivare alle precise descrizioni delle armi, armamenti e scherma che i gladiatori usavano. Non è cinema, ma frutto di sperimentazione sul campo da atleti che da 15 anni si allenano a questo scopo.
Squarcia un velo di luoghi comuni che dura da un secolo, cementato dal cinema hollywodiano, perchè svela la vera natura dei combattimenti gladiatori e del profondo significato che avevano per il popolo romano. Ma anche per altri popoli, perchè la descrizione della nascita di questa disciplina di combattimento parte da molto lontano, toccando varie civiltà tutte più o meno anticipatrici del "duello rituale regolamentato".
Però tocca molto da vicino anche gli aspetti che la gladiatura ha in comune con l'esercito romano, e sono tanti vi assicuro.
Non ci sono preconcetti, come qualcuno potrebbe pensare, ma lo svisceramento, la disamina e il collegamento di tantissime informazioni che gli autori antichi (unitamente all'iconografia) ci hanno lasciato scritto.
Ho iniziato a leggerlo (sono solo alla pagina 39 su 330...), ma già da queste prime pagine traspare subito l'enorme mole di informazioni ivi contenute, tutte precisamente circostanziate da tantissime note e rimandi (testi latini e greci in lingua originale)
Le bellissime descrizioni dei fondamenti e della nascita dell'Hoplomachia greca, i numerossisimi paralleli con la gladiatura romana (e di rimando con le esercitazioni meticolose a cui erano sottoposti i milites romani), sono una delle tante finestre che vengono finalmente aperte su questi importantissimi aspetti, da molti autori solo sfiorati o ignorati.
Capisco che il costo possa sembrare proibitivo, ma credo valga la pena avere questo libro nella propria biblioteca. Vi terrò informati su ciò che esce dal prosieguo della lettura.
Vorrei che i gentili frequentatori di questo forum non si facessero ingannare dal titolo, pensando appunto che questo libro sia l'ennesimo che parli della gladiatura snocciolando una serie di informazioni trite e ritrite...
Cara Giulia,
a me il libro è piaciuto. Ed è un'opera che, analizzando la gladiatura sotto il profilo tecnico, storico e divulgativo, colma finalmente un vuoto tra le pubblicazioni in lingua italiana. Era ora !!!
Chi ha avuto la fortuna di assistere ad almeno uno dei combattimenti degli atleti di Ars Dimicandi sa quanta passione, impegno atletico e serietà di ricerca traspare dai duelli gladiatori inscenati. L'esperienza acquisita in campo sperimentale è stata certamente la molla che ha spinto Dario Battaglia e Luca Ventura a realizzare questo eccellente volume, che può senz'altro rivaleggiare con lo straordinario lavoro di Marcus Junkelmann ("Gladiatoren, das Spiel mit dem Tod") edito appena due anni fa.
Ma non solo "archeologia sperimentale". Gli autori, attraverso un'accurato lavoro di ricerca nelle fonti letterarie (tutte correttamente riportate con il testo originale) propongono analisi e approfondimenti, suggerendo in certi casi una ricostruzione del mondo della gladiatura che stupisce per l'originalità dell'interpretazione, lontano dagli stereotipi che hanno sempre accompagnato questa disciplina. E' il caso, ad esempio, della spada a "punta mozza" del Gallus (mai notata da altri !), o l'origine del Murmillo legata alla rivolta di Spartacus. Spesso, però, il tentativo di analisi storica risulta piuttosto "avventuroso", come l'ipotesi della derivazione del Retiarius addirittura dalla casta sacerdotale dei Salii (...ma la teoria sull'origine "nobile" del Retiarius tunicatus non era stata già espressa da Roger Dunkle in "Gladiators : violence and spectacle in ancient Rome", libro non citato tra le fonti....? ).
La "visione" degli autori, abbandonando la già trita teoria dell'origine "funeraria" del duello gladiatorio, sembra concentrarsi, quindi, su un indirizzo di tipo "tecnico", in cui il vero significato del combattimento in arena sarebbe stato quello di rispondere "...a parametri fisici, a regole di scherma, armamenti...che rivelano...una technè divenuta istituzione,...a prescindere dal suo fine ultimo, laico o religioso qualsivoglia".
Da veri Provocatores, quindi, gli autori si sono dati l'obiettivo di scompaginare il mondo di credenze e supposizioni sulla gladiatura. E credo che con questo libro l'abbiano perfettamente raggiunto.
Mi chiedo, però, perchè un lavoro così eccellente debba aprirsi con un violento (...e apparentemente ingiustificato) "attacco frontale" allo studio condotto dagli anatomo-patologi Grossschmidt e Kanz sulle ossa del presunto "cimitero dei gladiatori" di Efeso, studio ripreso da Junkelmann nel suo ultimo libro. Battaglia e Ventura infatti occupano le prime pagine del loro volume per "smontare" (...letteralmente) le tesi dei due accademici austriaci, spiegando voce per voce che le ossa di Efeso non possono appartenere a gladiatori, e chiudendo ogni sezione di controanalisi con considerazioni del tipo "...le ipotesi di Grossschmidt e Kanz...risultano prive di fondamento." Anche se poi, contraddittoriamente, il capitolo sul cimitero di Efeso termina con l'ammissione che "...non si può scartare neanche l'ipotesi che la fossa comune contenesse i resti di un'unica grande battaglia in arena, una hoplomachia..."
Notevoli i capitoli sulle armi (spiegate soprattutto nel loro significato funzionale e simbolico) e sui gesti e sul linguaggio delle mani. In bocca al lupo agli autori.
khairete
Tigranes _________________ " ...un'arma elegante, per tempi più civilizzati..."
Obiwan Kenobi
Registrato: Oct 23, 2004 Messaggi: 464 Località: Mvtina
Inviato: Gio, 22 Apr 2010 7:55 pm Oggetto:
Ne solo lieta della tua recensione.
Volevo solo riportare l'attenzione sul fatto che potrebbe sembrare l'ennesimo libro sui gladiatori, argomento strainflazionato in questi ultimi anni (basta vedere quanti libri sono stati pubblicati sull'argomento!), ma in realtà è diverso.
Hai detto bene quando dici che gli autori hanno affrontato l'argomento sotto il profilo della derivazione tecnica delle categorie di gladiatori, anche in base alle esperienze sperimentali, supportate dalle fonti (tutte accuratamente riportate)
Sul libro che citi non riportato dagli autori, girerò loro la domanda
Registrato: Nov 24, 2006 Messaggi: 973 Località: Mediolanum
Inviato: Ven, 23 Apr 2010 10:22 am Oggetto:
Grazie Giulia della segnalazione e complimenti agli autori per un'opera finalmente accurata sulla gladiatura, in lingua italiana, munita di fonti in lingua originale tradotte
In effetti € 45,00 è un costo altuccio, che si avvicina alle inarrivabili tariffe dell'Erma di Bretschneider, però capisco che avendolo commissionato una casa editrice meno nota, le spese di impaginazione, traduzione, stampa e distribuzione divengano proibitive.
Hai per caso idea se una copia del testo è stata (o verrà) consegnata in visione all'Università degli Studi di Milano, di modo che la biblioteca universitaria la possa conservare ?
Una mia curiosità : l'autore dell'opera non è quello che ha pubblicato alcuni anni fa uno o due romanzi storici sui gladiatori ?
Mi sembrava adoperasse uno pseudonimo, ma forse mi sbaglio.
Valete _________________ Alme Sol, nihil Urbe Roma maius videri possis !
Registrato: Oct 23, 2004 Messaggi: 464 Località: Mvtina
Inviato: Sab, 24 Apr 2010 12:40 am Oggetto:
Per Tigranes:
A proposito dei primi capitoli, quelli dedicati alle ossa di Efeso, volevo tentare di puntualizzare: l'hoplomachia è una mini battaglia e come tale risponde a norme militari. In quest'ambito si può essere colpiti da terzi, cioè soldati che non combattono davanti ad un singolo avversario, ma più che altro opportunisti che scorgono un bersaglio vicino... bersaglio che è ignaro del pericolo.
Ciò potrebbe spiegare in parte l'anomalia delle ferite registrate sulle ossa di Efeso. Ma ciò soprattutto, ammettendo l'ipotesi dell'hoplomachia, garantisce che le ossa di Efeso non appartengano al tradizionale duello gladiatorio UNO vs UNO, al quale invece Junkelmann, riconduce sistematicamente tali ferite. Tutto qua...
Ma ciò...garantisce che le ossa di Efeso non appartengano al tradizionale duello gladiatorio UNO vs UNO, al quale invece Junkelmann, riconduce sistematicamente tali ferite...
Cara Giulia,
per la verità l'ipotesi di Grossschmidt e Kanz (ripresa da Junkelmann) non fa riferimento a nessun danno provocato da un combattimento vero e proprio ( a parte le ferite da "quadridens" e da tridente). Secondo i due medici austriaci, infatti, i danni alle ossa di Efeso sono stati inferti da un "tinctorium", l'arma con cui avveniva l'esecuzione rituale del gladiatore.
Battaglia e Ventura, invece, negano questa evidenza (...ma le hai lette le prime 7 pagine ? ) e si sforzano di convincere il lettore che le ossa appartengono a semplici condannati a morte, che con la gladiatura non hanno nessun rapporto. Salvo poi, contraddittoriamente, ammettere alla fine anche la possibilità di una hoplomachia in arena...
Tutto qua...
khairete
Tigranes _________________ " ...un'arma elegante, per tempi più civilizzati..."
Obiwan Kenobi
Registrato: Oct 23, 2004 Messaggi: 464 Località: Mvtina
Inviato: Lun, 26 Apr 2010 12:05 am Oggetto:
Beh visto che l'ipotesi di Grossschmidt e Kanz (ripresa da Junkelmann) parla del tinctorium, fanno comunque riferimento ad un duello gladiatorio. Il tinctoriun è infatti il pugnale rituale con cui venivano uccisi solo i gladiatori condannati a morte dal pubblico durante i duelli in arena. Quindi ipotizzano ferite riconducibili ad uno strumento prettamente riferito a gladiatori, e nessun altro.
Battaglia e Ventura no, come esplicano nelle prime pagine del loro libro.
Non vedo qual'è lo scandalo in tutto questo.
Non ti preoccupare che le ho lette le prime pagine, sono ora a metà libro _________________ Giulia
nessuno scandalo !
La prima ipotesi è stata formulata da due medici legali, "frequentatori" di autopsie e abili nell'investigare su ossa e tessuti danneggiati da colpi e ferite.
La seconda da due atleti che, probabilmente, non hanno mai visto un cadavere in tutta la loro vita....
Comunque sia, non ho conoscenze di anatomo-patologia (o di duello gladiatorio) tali da accettare in toto l'ipotesi "Junkelmann", o tali da confutare quella di Battaglia e Ventura.
Mi sono limitato ad osservare che uno studio molto marginale su "presunte" ossa di gladiatori (Junkelmann lo colloca nelle ultime pagine del suo libro, dedicandogli appena un paio di facciate ! ) per i due autori italiani riveste una tale rilevanza (...ma quale?) da dedicargli addirittura l'apertura del libro stesso, con una scelta editoriale, per me, discutibile (prima andrebbe spiegato il duello e le armi, e solo dopo le ferite !), e con una "violenza" dialettica che, francamente, mi appare totalmente ingiustificata (...ma lo è?).
Ripeto comunque che, al di là di questa e di alcune altre contraddizioni, il libro mi sembra di ottimo livello.
E ti auguro buona lettura.
khairete
Tigranes
PS: L'esecuzione (o il suicidio) rituale col tinctorium avveniva alla fine dello scontro, e quindi al di fuori del combattimento vero e proprio. _________________ " ...un'arma elegante, per tempi più civilizzati..."
Obiwan Kenobi
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