Registrato: Jun 07, 2007 Messaggi: 69 Località: Firmum Picenum
Inviato: Mer, 27 Gen 2010 2:49 pm Oggetto:
Ciao Ezio, naturalmente oggi nessuno vuole o accetta i genocidi (tranne i fanatici o gli esaltati purtroppo ancora esistenti) ma per commentare e giudicare i fatti, le azioni, i comportamenti di quell'epoca occorre pensare come allora. Piccolo aneddoto: durante l'assedio di Alesia, Vergingetorige (a corto di vettovaglie) fece uscire dalla città la popolazione non combattente e diretta verso le linee romane con il duplice scopo di salvarli dalla morte per inedia e di creare difficoltà a Cesare (controllo e approvvigionamenti per queste persone oppure di lasciarle dirigere dove volevano). Cesare diede l'ordine di respingere questa popolazione che fu costretta a tornare indietro ma le porte di Alesia rimasero chiuse e quindi condannate a morire di fame e stenti lì, nella terra di nessuno. Come vedi i massacri erano a volte necessari ed inevitabili per quanto crudi, terribili ed ogni aggettivo negativo possiamo attribuirgli ma facevano parte del sistema "mors tua, vita mea". La morte di quei poveri disgraziati consentì di guadagnare qualche giorno ai Galli in attesa dei rinforzi (che arrivarono) ed ai Romani che non compromisero il loro assedio. Dura realtà ma questa era.
Ave,
inoltre e' da considerarelo scarso valore che si dava alla vita stessa;pensiamo poi al fatto che per i Romani era importantissimo cio' che i posteri potevano pensare delle loro azioni durante l'esistenza terrena.Ma qui divaghiamo ed entriamo in un altro argomento
Vale
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